Osteoporosi - osso normale vs osso Osteoporosi

Osteoporosi e implantologia

L’implantologia è la tecnica più diffusa come soluzione alla perdita dei denti ed è praticabile anche in concomitanza con l’osteoporosi.
Consiste nell’inserimento, all’interno dell’osso alveolare, di una vite in titanio che sostituisce la radice del dente.

Sulla vite viene montata una corona artificiale, che rimpiazza la parte visibile del dente originario.

Quando l’osso lo consente, è possibile impiantare subito il dente definitivo, negli altri casi, è necessario attendere che si compia l’osteointegrazione.

L’osso intorno alla vite deve ricrescere fino ad inglobarla, per garantire alla protesi definitiva la massima stabilità. I tempi richiesti dall’osteointegrazione variano in rapporto alle condizioni del paziente, ma vanno mediamente dai 3 ai 6 mesi.

In presenza di osteoporosi, gli interventi di implantologia possono essere effettuati con buone possibilità di successo, ma esigono l’osservanza di alcune cautele.

osso normale vs osso Osteoporosi

L’osteoporosi non va considerata una controindicazione in senso assoluto, perché intacca le ossa della mandibola e della mascella meno delle altre; tuttavia, prima di procedere va effettuato l’esame dell’osso.

Nel caso in cui non sia qualitativamente o quantitativamente adatto, si può decidere di effettuare prima un intervento di ricostruzione ossea, per creare la base per l’ancoraggio dell’impianto.

L’osteointegrazione è, comunque, più lunga e può richiedere anche 12 mesi.

Un fattore di rischio per l’implantologia in soggetti con osteoporosi è costituito dalle eventuali terapie con bifosfonati, che producono, come effetto collaterale, la necrosi asettica, ossia la morte localizzata dell’osso.

Se i bifosfonati sono stati assunti per un periodo breve (non oltre i 3 anni) non comportano rischi per le procerdure d’impianto. Diversamente, la terapia va sospesa, se possibile, diversi mesi prima del trattamento e ripresa alcuni mesi dopo.

impianti dentale rigetto

Rischi rigetto implantologia

Il ricorso ad un impianto, cioè ad dispositivo che mira alla riabilitazione (funzionale od estetica) dell’apparato dentario di un soggetto che difetti per cause congenite o meno di elementi dentari, è sempre più frequente da parte di diversi soggetti.

Accanto alla diffusione di questo tipo di intervento chirurgico, sorgono molti dubbi riguardo al rischi di rigetto che si possono verificare.

A riguardo è doveroso precisare che non si verifica mai, in alcun caso, il rigetto dell’impianto, in quanto il dispositivo è composto di materiali del tutto biocompatibili come il titanio.

Il rischio possibile è piuttosto quello di un insuccesso dell’operazione, dovuto per esempio ad una infezione sopravvenuta durante l’impianto, oppure ad una mancata integrazione dello stesso, o ancora ad una valutazione non consona della protesi, o ad una mancanza di igiene che comporta l’insorgere di infezioni batteriche.

Quindi non esiste il rischio del rigetto, nel suo significato originale, dell’impianto da parte del corpo del paziente; vi è piuttosto la possibilità che vi sia una vera e propria impossibilità da parte del paziente stesso in merito all’accoglimento dell’impianto, determinata da proprie caratteristiche fisiologiche, oppure un errore dell’operatore sanitario nel valutare la tecnica di inserimento dell’impianto, piuttosto che il mancato rispetto delle norme di igiene e sterilità durante l’operazione stessa.

Rischi piuttosto comuni al seguito dell’operazione sono l’eccessivo sanguinamento, il gonfiore e sensazioni di formicolii lievi locali, dovuti alla vicinanza dei nervi all’impianto.

Per quanto riguarda le complicazioni successive all’operazione, è possibile evitarle da parte del paziente solo rispettando una rigorosa igiene orale, come viene indicato appositamente dagli operatori sanitari al termine dell’intervento di impianto.

occlusione dentale

Occlusione dentale

occlusione dentaleL’occlusione dentale è la modalità con la quale l’arcata superiore e quella inferiore dei denti si chiudono.

Da essa dipendono importanti ripercussioni sulla salute di diverse parti del nostro corpo.

Il modello “ideale” di occlusione dentale si riferisce a tre fattori di base: innanzitutto gli incisivi dovrebbero coprire i denti inferiori per circa un terzo della loro altezza; in secondo luogo i denti superiori si devono collocare all’esterno rispetto ai denti inferiori; infine tutti i denti devono toccare due denti dell’opposta arcata, chiamati “denti antagonisti”.

Quando questi tre presupposti sono soddisfatti, si è di fronte ad una corretta occlusione dentale, in gergo tecnico-odontoiatrico denominata posizione di massima intercuspidazione (o PMI).

La corretta occlusione dipende da numerosi fattori differenti.

Durante la vita di un soggetto, a causa della forza dei muscoli impegnati durante la deglutizione (atto esperito quotidianamente da ogni individui) è un fenomeno piuttosto comune assistere al cedimento degli impianti endo-ossei o dei denti stessi, che si accentua con l’avanzare dell’età.

Sono diversi i problemi che sono ricollegabili a questa situazione: infatti la mandibola è collegata al cranio grazie alle articolazioni temporo-mandibolari, usate nei movimenti quotidiani della mandibola: ciò spiega perché la malocclusione può creare a lungo andare delle contratture muscolari, dolori e problemi alle due articolazioni interessate e anche a collo e spalle.

L’errata masticazione e le cattive abitudini che riguardano l’apparato orale, come il digrignare i denti, possono portare a dolori e stanchezza muscolari.

Se causa della malocclusione è il disordine dei denti, vi si può rimediare con un trattamento volto a raddrizzarli; se invece mancano alcuni denti, sarà opportuno intervenire con protesi o ponti.occlusione dentale